Sciopero dei calciatori: giusto o no?

Tutti in questi ultimi giorni abbiamo sicuramente sentito parlare del famoso e attesissimo sciopero dei calciatori. Ma cosa c’è dietro?

Proprio ieri Calderoli, ministro della Semplificazione, è tornato a minacciare riguardo il contributo di solidarietà se i giocatori decidessero di scioperare.
Ma i giocatori non sono d’accordo, poichè pensano che scioperare serva ad una sola cosa: per sistemare i contratti.

Su questo interviene Fabrizio Bocca, editore del famoso giornale La Repubblica, il quale pensa:

“Quando in Italia si parla di sciopero del calcio, o meglio dei calciatori, lo sdegno trasuda da ogni dove. E immediatamente si parla di sciopero dei milionari, dei ricchi privilegiati e così via. Niente come lo sciopero del calcio solleva un sentimento generale di disapprovazione. Che però, secondo me, si riduce spesso a un mix di luoghi comuni e di populismo. Se vogliamo essere nazional popolari, dunque, diamo addosso ai calciatori in sciopero e tiriamo loro pomodori, la prossima volta. La maggioranza ne sarà gratificata.”

E ancora:

“Lo sciopero del calcio non è un’anomalia italiana.
Non è la prima volta che il calcio sciopera in Italia, in questo momento stanno scioperando i calciatori spagnoli, e negli Stati Uniti negli anni gli scioperi negli sport professionistici sono stati frequentissimi. Quindi lasciamo perdere il concetto “solo in Italia può accadere una cosa del genere…”.

Nel nostro paesi ciascun giocatore ha pochi anni di successo, che variano dai 10 ai 15, nei quali i presidenti stipulano contratti multi-anno in modo da garantirsi prestazioni migliore, agendo direttamente sul prezzo del cartellino, decidendone il costo. Quindi quando tutto va bene si fanno ottime plusvalenze (vedi Sanchez al Barcellona per 27 milioni più bonus, quando l’Udinese lo acquistò per circa 3 milioni dal Cobreloa), e sono tutti felici. Ma quando va male, l’errore è sicuramente della società.

E’ caos anche tra i tifosi: “E noi non andiamo allo stadio“.
Sempre più numerose le pagine di Facebook riguardante l’argomento sciopero, nelle quali insultano i loro miti ad andare a lavorare.
“Loro scioperano? e noi non andiamo allo stadio, non giochiamo schedine, non guardiamo partite in tv neanche per una giornata. Facciamo vedere che i protagonisti del calcio sono i tifosi, quelli che lavorano veramente e che per distrarsi seguono la propria squadra facendo talvolta sacrifici economici”, dice un utente del social network.
Molti pensano anche ad un referendum il quale abbasserebbe di molto lo stipendio di calciatori (fino a 20.000€ lordi all’anno), perchè tanto non si “spaccano la schiena”, si divertono!!

Tutto questo avrà sicuramente un risvolto negativo nel calcio italiano, il quale già dall’anno scorso era complice della diminuzione di tifosi allo stadio.
Vediamo come procede, sperando che il campionato possa cominciare il più presto possibile!

  • Barra

    Il problema nel calcio italiano non è il diritto di sciopero dei calciatori ma l’assenza di regole che metta un freno a spese folli e ingiustificate che hanno portato ai fallimenti di tante squadre.

    Applicare al calcio italiano (europeo?) il modello NBA sarebbe la soluzione: firmato un contratto questo non è rinegoziabile, da nessuna delle 2 parti. Il calciatore non può chiedere di andarsene (in america si viene multati!) e la squadra DEVE garantire l’intero stipendio ma può “cedere” ad altri (se il giocatore approva) il contratto.