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PIAGGIO

Se c' è un luogo che rappresenta un punto di svolta per l'Italia, quello è Pontedera, con lo stabilimento della Piaggio. E' a Pontedera che nasce la Vespa, simbolo, prima, della ricostruzione del dopoguerra, poi, del boom degli anni Sessanta. Simbolo di un fenomeno sociale, cioè della mobilità a basso costo, a bassi consumi, per tutti. Simbolo della sfida costante con l'innovazione. Una sfida raccontata in un Museo e testimoniata da una Fondazione voluta da Giovannino Agnelli e che ora si allarga con il polo delle due ruote che nasce con l'acquisizione dell'Aprilia.

A Pontedera, la Piaggio arriva quasi per caso. Rinaldo Piaggio cerca spazi per governare lo sviluppo impetuoso dell'azienda nata a Sestri Potente nel 1884 nel settore dell'arredamento navale, ma poi subito a caccia di settori innovativi dove impegnarsi. Si comincia con le costruzioni ferroviarie, ma la vera frontiera è l'aeronautica. Rinaldo Piaggio entra nel settore cominciando a raccogliere intorno all'azienda il meglio dell'ingegneria aeronautica italiana. A Pontedera arriva nel 1924 acquisendo lo stabilimento "Costruzioni meccaniche nazionali", una piccola officina nata prima della Grande Guerra dalla sezione motoristica del locale consorzio agrario: l'impianto diventa il cuore della produzione di motori aeronautici. E sono motori da Guinness: tra il 1937 e il 1939 ottengono 39 primati, tra cui quello di altezza (17.083 metri).

Dalle ceneri della seconda guerra mondiale, e dal primo avvicendamento generazionale - Enrico, figlio di Rinaldo, dirige gli impianti toscani (Pisa e Potendera) - nasce la Vespa. Enrico Piaggio ha un'idea precisa: dare agli italiani un mezzo di trasporto semplice alla portata di tutti. A Biella, dove erano sfollati gli impianti di Pontedera, tecnici ed ingegneri avevano lavorato alla costruzione di un piccolo scooter. Ne era uscito un mezzo con una strana forma, battezzato dagli operai stessi Paperino. Dallo sviluppo di questo primo modello nell'aprile 1946 viene presentata la Vespa. E a Pontedera si abbandonano i progetti e le produzioni aeronautiche per imboccare la via degli scooter. Ed è una via lunga e di grandi numeri: le vespe prodotte dal 1946 superano i sedici milioni di unità in circa 130 modelli differenti.

Nel 1965 muore Enrico Piaggio, il geniale e ardito imprenditore che aveva voluto Vespa e che aveva condotto un'impresa in via di estinzione - com' era alla fine della seconda guerra - al successo e alla mobilitazione di risorse umane, finanziarie e sociali. La Piaggio ha raggiunto e superato in quegli anni le diecimila unità di addetti e l'azienda rappresenta il motore della Valdera e di una parte importante della Toscana. La morte di Enrico giunge in un momento di elevata tensione sociale tra azienda e lavoratori. La pagina delle relazioni industriali negli stabilimenti di Pontedera è una pagina segnata da momenti di forte conflittualità.

Quando muore Enrico Piaggio la vita della fabbrica è in una fase di fortissimo conflitto: l'ambulanza che corre verso l'ospedale di Pisa attraversa la folla dei dimostranti stipati lungo il viale di fronte ai cancelli della direzione. Il giorno seguente, alla notizia della morte di Enrico, cessa ogni clamore e tutti si stringono in silenzio a rendere omaggio all'imprenditore coraggioso e geniale.

Con gli Agnelli - Umberto Agnelli sarà presidente della società dal 1964 al 1987 - comincia una nuova fase, segnata dall'acquisto della Gilera nel '69. Gli anni Settanta sono d' oro: a Pontedera i dipendenti toccano quota 12 mila. Gli anni Ottanta portano il declino. Solo nel 1993, con l'arrivo di Giovanni Alberto Agnelli, si vedono cenni di ripresa; forse una speranza, che si infrange sia con i conti dell'azienda, sia con la malattia e la morte (dicembre 1997) dell'erede di due imperi, quello Piaggio e quello Fiat. Un anno dopo, anche la morte della madre di Giovannino, Antonella Bechi Piaggio. Il gruppo di Pontedera rimane senza azionisti di riferimento, gli eredi Piaggio che rimangono decidono di vendere.

E' il dicembre del '99 quando Morgan Grenfell la spunta e acquisisce tutto il Gruppo per una cifra di 1.350 miliardi di vecchie lire, ma provvede anche - attraverso il meccanismo spesso perverso del leverage" - ad appesantire Piaggio di un debito che giungerà a fine 2003 alla spaventosa soglia dei 600 milioni di euro. Nel 2003, il 23 di ottobre, passa sotto il controllo di Roberto Colaninno.