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MALAGUTI

Nel 1930 a Bologna c’è Antonino Malaguti, e c’è la sua bicicletta, nel 2005 c’è la famiglia Malaguti e la loro azienda motociclistica. Appassionato di corse e corridore lui stesso, trasforma la passione in mestiere e crea una officina 15 dipendenti, nella periferia bolognese.
Nel 2005 c’è la famiglia Malaguti e un’azienda di oltre 60.000 mq distribuiti in due stabilimenti con oltre 300 dipendenti e un progetto di ampliamento a breve termine.

La storia di Malaguti si intreccia con la storia delle due ruote in Italia. L’azienda, intuendo i bisogni degli italiani e di un mercato in evoluzione, si adatta rapidamente al passaggio dalla bicicletta al ciclomotore, fornendo valide risposte a tutte le esigenze di mobilità. Dagli anni ’50, nei quali vengono alla luce i primi telai di biciclette modificati per ospitare il motore Mosquito, questa nuova “motoretta” permette di muoversi in modo indipendente su due ruote. Dal Gaucho all’Olympique, dal Supersport al Vulcano, questi i modelli che hanno messo in moto gli italiani nei primi anni Sessanta e hanno permesso all’azienda di iniziare a concentrarsi totalmente sui ciclomotori. Il marchio Malaguti si impone sul mercato nel trentennio successivo con il mitico Fifty, il “Tubone” degli anni ’70, in cui il tubo funge da telaio e da serbatoio, fino ai modernissimi scooter degli anni  ’90.
Molti dei modelli prodotti da Malaguti sono ormai entrati a far parte di un vero e proprio immaginario collettivo: il mitico Phantom F12, modello di punta degli anni Novanta, è ancora ai primi posti nelle classifiche degli scooter più amati dai ragazzini.

Negli ultimi dieci anni lo scooter diventa un bene diffuso e indispensabile per la mobilità, soprattutto nelle grandi città. Grazie alla carenatura che ripara dalle intemperie si avvicina progressivamente anche a nuove fasce d’utenza, come quella femminile e quella dei meno esperti. L’evoluzione dello scooter Malaguti prosegue infatti con l’ultimo nato, il Password, un 250cc a ruota alta con pedana piatta e altezza da terra di soli 778mm, e con l’ampliamento dell’offerta nel segmento dei 500cc grazie allo Spidermax, una vera e propria moto automatica, che unisce la sicurezza e l’agilità delle motociclette alle emozioni delle auto scoperte. Spidermax vede la luce nel settembre del 2004 e a oggi riscuote un successo di pubblico al di sopra di ogni aspettativa. Il riscontro positivo dell’offerta Malaguti cresce negli anni non solo in Italia: le esportazioni rappresentano nel 2004 circa il 40% delle vendite.

Malaguti crede fortemente nel mezzo a due ruote, come strumento idoneo a risolvere i problemi di traffico e di mobilità, sia urbana sia extraurbana. Malaguti è 100% una family company, unica azienda motociclistica italiana interamente guidata da una sola famiglia. Si conserva tuttora a Bologna lo spirito che il Comm. Antonino Malaguti ha tramandato al figlio Learco, così chiamato in onore del grande corridore, la “locomotiva umana” Learco Guerra. Oggi la società è guidata dal Cav. Learco, Presidente dell’Azienda, e dai figli Antonino e Marco. La struttura familiare permette consultazioni e decisioni in breve tempo, rendendo possibile una grande flessibilità e un time-to-market ineccepibile.

Un altro principio che guida il lavoro di tutta l’Azienda è l’investimento in innovazione, per anticipare le esigenze di un’utenza sempre più esperta. Buona parte del fatturato è investito nella ricerca continua di soluzioni innovative per i veicoli in produzione e per i progetti da lanciare, sia in termini di design sia in termini di tecnologia. Un impegno reso possibile dalla proficua e consolidata collaborazione con la società bolognese di R&D Engines Engineering. 

Lo sviluppo dei nuovi prodotti è guidato dal motore dell’innovazione, con una costante attenzione a un elevato contenuto qualitativo. Per Malaguti non è necessario entrare nella fascia di prezzo basso legata alle grandi quantità e alla  economicità dei componenti.

Per Malaguti la passione per le due ruote non è cambiata, nonostante siano passati 75 anni: fascino della tecnologia e del progresso, emozione alla vista del primo nuovo modello che esce dalla catena di montaggio, desiderio di spingersi sempre oltre senza mai accontentarsi dei traguardi raggiunti.
“La nostra storia è una bella storia italiana. Una storia fatta di passione per le due ruote, di creatività e di ricerca tecnologica” – commenta il Cav. Learco – “ Il connubio tra l’innovazione e il rispetto della tradizione testimonia ogni giorno sulle strade la nostra forza, la forza del made in Italy”. 

In occasione di Eicma 2005, il Salone del Motociclo che si terrà a Milano, Malaguti ha deciso di rinsaldare il legame tra passato e presente esponendo, per la prima volta e in anteprima assoluta, il museo dei modelli storici composto da 15 veicoli completamente restaurati.

I visitatori saranno guidati attraverso un viaggio nella memoria, che prende avvio dal Mosquito, la prima forma di motorizzazione della bicicletta che ha accompagnato la rinascita economica e sociale dell’Italia del secondo dopoguerra. Potranno poi osservare da vicino l’Express, modello del ’55, telaio italiano e motore tedesco, e la sua evoluzione, l’Express Sport. 

Il Turismo, invece, modello degli anni ‘60, presenta la prima variazione nella produzione dei telai, con una parte di lamiera stampata e una mini carrozzeria, che avrà la sua forma ben definita solo con lo Scooteretto, grazie a una piccola lamiera paragambe che proteggeva dagli schizzi. Lo Scooteretto è uno dei primi scooter che 


si presentano come mezzi di locomozione in alternativa all’autobus nei primi anni ’60, e sono molto utilizzati dai lavoratori, soprattutto pendolari.

Attraverso lo Sport (1961) e al Cross (1962) un modello che si avvicina alla moto da cross, e poi allo scooter detto Bologna (del 1961, con un nome che è un evidente

richiamo alla città natale di Malaguti), si approda allo scooter detto Saigon, modello esportato moltissimo. Gli anni ‘70 sono ben rappresentati dal Dribbling (1971), un motorino leggero e automatico destinato all’uso cittadino, e dal Cavalcone (1971), così definito in ricordo del monicelliano film “L’armata Brancaleone”. Degli anni ‘80 un mitico esemplare è il Firebird, un motociclo rosso corsa.

L’esposizione si chiude con un modello che è rimasto nel cuore e nella memoria di migliaia di appassionati e non, e che a Eicma è riproposto nella versione BFS – Black Fifty Special: il Fifty, mitico tubone che ha visto la luce a metà degli anni ’70, continuamente in evoluzione e in cambiamento per circa un ventennio, fino agli anni ’90.