Mediamente l’uomo moderno passa a parlare al
telefono circa due anni e mezzo della propria vita, almeno
secondo una curiosa statistica inglese. Ma nel prossimo
futuro i gestori del mondo delle telecomunicazioni si
ingegneranno a farci usare i vari telefoni per almeno
quattro o cinque anni. Già, perché visto che il cellulare
riesce a raggiungere tutti senza l’ingombro del cavo, è
destinato ad avere applicazioni impensabili solo fino a
qualche anno fa. Certo, da quando Meucci circa 150 anni fa
intavolò la prima conversazione fra la cantina di casa sua e
la stanza da letto del terzo piano, il telefono ne ha fatta
di strada. Ma ha corso parecchio soprattutto negli ultimi
quindici anni, da quando è nato il primo telefonino.
In Italia il cellulare arriva alla fine degli anni ‘80. Era
“Tacs”, pesava quasi mezzo chilo e costava oltre due
milioni. Lo avevano in pochi: manager, dirigenti,
imprenditori. Si componeva il numero, si parlava e si
riceveva; non c’era da aspettarsi altro. Aveva molti
difetti. Il più grosso era quello della clonazione: in
pratica si entrava nella linea altrui e senza tanti discorsi
si usufruiva del traffico telefonico del malcapitato, che si
vedeva arrivare bollette milionarie pur avendo telefonato
solo ai parenti str etti
o al droghiere sotto casa. Ma ci si rese subito conto che il
cellulare poteva diventare un formidabile consumo di massa.
Tant’è che furono investiti milioni di dollari per lo studio
di nuove e più perfezionate tecnologie. Intanto
nell’immaginario di tutti cominciava a farsi strada il tarlo
del desiderio. Erano i primi anni ‘90, e chi usava il cellul
are usciva da macchine bellissime, per entrare in ristoranti
con un numero spropositato di stelle. Ma è proprio allora
che comincia a diffondersi: in Italia gli abbonati arrivano
a circa un milione e mezzo, in quegli anni. Alcuni lo
acquistano a rate, con piccoli prestiti chiesti in banca: ma
il cellulare è sinonimo di status sociale elevato, e vale la
pena fare qualche piccolo sacrificio. Chi non può si difende
con l’ironia, comprandolo finto dai venditori ambulanti. Il
suo uso di massa? Irrilevante, come dimostrano i manuali di
sociologia dei consumi. L’importante è il simbolo. Tant’è
che un settimanale satirico giocava sugli ipotetici
contenuti delle nuove conversazioni via etere: 'comprami il
sale', 'sto aspettando il tram', 'butta la pasta'.
A metà degli anni ‘90 c’è la vera rivoluzione. Nasce la
nuova tecnologia Gsm, che mantiene ciò che il cellulare
promette: andare in giro e comunicare con tutti, anche oltre
frontiera. Crollano i prezzi dei telefonini e delle tariffe
(che fino ad allora erano addi rittura di 2.500 lire al
minuto). In Italia viene lanciata la carta prepagata, che
permette di stabilire un limite agli stravizi del
comunicare. Il resto è storia recente. Il settore registra
tassi di crescita fino ad allora sconosciuti a qualsiasi
altro prodotto dell’elettronica. Nel ‘96 l’Italia diventa
addirittura il terzo paese al mondo (dopo Usa e Giappone)
per diffusione del cellulare.
E’ un mercato che sorprende, che cresce a dismisura e
inventa continuamente nuovi bisogni per crescere ancora di
più. In questo momento viene preso di mira in particolare il
pubblico giovanile. E allora ecco il cellulare che si
accende come una sgargiante lampadina quando arriva una
telefonata; quello che cambia musica a seconda di chi
chiama; e quello che comunica attraverso le icone (una
faccina che ride, un cuore o una candelina) solo e
rigorosamente con un telefono della stessa marca.
La sfida futura del cellulare, però, sta altrove. Ad esempio
nell’uso di internet fuori dall’ambito dell’informatica. E’
per ques to che fra due anni tutti i telefonini potranno
essere Wap, ossia contenere uno standard che cambierà
radicalmente il loro modo di essere. In pratica attraverso
il cellulare si potranno utilizzare i nuovi servizi di
commercio elettronico; ricevere informazioni e interagire
con aziende, enti, servizi. Ancora, si potrà uscire di casa
e farlo funzionare come un telecomando sul sistema
d’allarme. Insomma, l’obiettivo finale di questa nuova
rivoluzione sarà quello di gestire l’informazione (e le
cose) senza essere più legati ad alcun oggetto fisico: né a
una casa, né a un luogo, né a un cavo. Soli, in un immenso
universo interconnesso, e con il cellulare in mano. |